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Parla il Presidente del Gruppo Giovani dell’Unione Industriali di Torino

Nel cuore di un ecosistema industriale che guarda sempre più all’innovazione e alla sostenibilità, il ruolo delle nuove generazioni di imprenditori diventa decisivo. Non solo per la capacità di adattarsi, ma anche per la forza di immaginare e costruire un futuro diverso. In questo contesto si inserisce l’intervista a Federico Sandrone, nuovo presidente del Gruppo Giovani dell’Unione Industriali di Torino, che ha scelto di puntare su una leadership ispirata, inclusiva e profondamente radicata nei valori della transizione sostenibile. Un dialogo che tocca i temi cruciali dell’energia, dell’evoluzione industriale e della cultura d’impresa delle PMI italiane.

Determinazione, ambizione, immaginazione. E poi visione, sostenibilità, inclusione. Con un forte radicamento nella realtà e lo sguardo proiettato al futuro. Abbiamo incontrato Federico Sandrone per approfondire il senso del suo mandato e riflettere sulle grandi sfide del sistema produttivo.

Presidente, da dove parte il suo mandato? Quali sono le parole chiave?

Mi sono dato un filo conduttore molto chiaro: la visione. Una visione che non sia solo un concetto astratto, ma un metodo. L’abbiamo declinata in tre elementi fondamentali: determinazione, ossia capacità di tradurre le idee in azione, concretizzare lo sviluppo; ambizione, intesa come volontà di non fermarsi, di superarsi, di cercare sfide nuove; e infine immaginazione, cioè la capacità di vedere ciò che ancora non esiste, di anticipare soluzioni, di costruire mentalmente realtà possibili.

Un approccio che richiede anche molta concretezza. Come intendete tradurre questi principi nella pratica?

Attraverso l’ispirazione. Vogliamo portare nel nostro gruppo testimonianze autentiche di chi ha intrapreso percorsi imprenditoriali straordinari. Possono essere start-up, manager, imprenditori di seconda o terza generazione, non importa. L’importante è che siano figure capaci di accendere una scintilla, di far crescere il pensiero, di alimentare le ambizioni. Il nostro gruppo è molto eterogeneo, dai ventenni ai quarantenni, e questa varietà è una ricchezza che vogliamo valorizzare.

C’è anche un secondo pilastro nel programma del gruppo: la dimensione relazionale.

Sì, daremo spazio agli eventi e alle occasioni di confronto informale, perché crediamo che costruire relazioni autentiche sia fondamentale. Vogliamo creare connessioni umane prima che professionali. Solo così un gruppo cresce davvero. La nostra comunità è composta da giovanissimi imprenditori o startupper agli inizi e da figure più mature, con una maggiore capacità di restituzione e condivisione.

Parliamo di sostenibilità. Quanto è centrale oggi nel pensiero imprenditoriale delle nuove generazioni?

Centrale e imprescindibile. Non è più un tema da inserire nei discorsi: è già nel nostro modo di pensare. La sostenibilità ambientale, energetica, sociale, economica è parte integrante di ogni visione che voglia essere realistica e di lungo termine. Senza sostenibilità, non si va da nessuna parte. Una visione industriale non può reggere se non si basa su principi sostenibili. Lo vedo chiaramente nel gruppo che rappresento: tutti, indipendentemente da ruolo e background, hanno già questa mentalità incorporata.

Dal pensiero alla pratica: quali strumenti possono davvero supportare le PMI nel percorso di transizione green?

Ce ne sono diversi, ma uno in particolare merita attenzione: le comunità energetiche. Sono uno strumento concreto, operativo e con un potenziale enorme. Permettono alle aziende di installare impianti da fonti rinnovabili nei propri stabilimenti, ma il vero valore è che riavvicinano la produzione energetica al punto di consumo. Questo è un grande vantaggio per la rete elettrica nazionale, perché riduce la necessità di interventi sulle dorsali e ottimizza il bilanciamento.

Un incentivo che è molto più di un incentivo, insomma.

Esatto. Non è solo una misura a favore dell’azienda, ma di sistema: è un incentivo che stimola la decarbonizzazione, la conoscenza di strumenti sostenibili e la costruzione di un modello energetico nuovo. Per l’impresa c’è anche un vantaggio economico rilevante: una volta ammortizzato il capex (spese in conto capitale, N.D.R.), si ha una produzione energetica stabile, quasi a costo zero, con minimi costi di manutenzione. Questo consente anche una migliore previsione dei costi energetici, un aspetto fondamentale nella gestione dei rischi aziendali.

Ci sono leve che vanno oltre gli incentivi pubblici?

Un altro driver molto importante è il ruolo dei capi filiera e del sistema bancario. Se iniziano a richiedere criteri di sostenibilità nei finanziamenti o negli appalti, si può creare un effetto domino su tutta la filiera. Attenzione, però: servono criteri chiari, certificabili, solidi. Altrimenti si rischia di generare confusione, di fare greenwashing, o peggio di creare strumenti inutilizzabili.

Come vede l’evoluzione delle energie rinnovabili in Italia?

Siamo in una fase di accelerazione. Abbiamo raggiunto il ritmo di circa 7 GW annui di nuova potenza installata. Non è ancora sufficiente per centrare gli obiettivi, ma è un passo significativo. Le barriere principali? Ancora una volta la burocrazia, che continua a cambiare, anno dopo anno. E l’incertezza normativa, che da sempre è uno degli ostacoli principali agli investimenti nel nostro Paese. Un’altra criticità è rappresentata dalla rete di distribuzione, che oggi fatica a tenere il passo della crescita degli impianti. I distributori devono gestire lavori importanti, spesso complessi, anche a livello espropriativo. I tempi tecnici di queste operazioni non sono compatibili con il ritmo che servirebbe al mercato. E poi c’è il tema del bilanciamento della rete, davvero cruciale. Tuttavia, si sta lavorando molto anche su questo fronte, sia con la logica della produzione distribuita, sia con l’uso crescente di batterie (idroelettriche, chimiche…), il cui costo è in netto calo.

Parliamo del suo ruolo di coordinatore della filiera Energy & Sustainable Mobility all’Unione Industriali.

Coordinare significa innanzitutto mettere ordine. L’Unione e le sue sezioni portano avanti numerose iniziative importanti. Il mio impegno sarà quello di rafforzare ulteriormente il coordinamento tra le varie attività, per fare in modo che ogni progetto contribuisca in modo sinergico agli obiettivi comuni. Penso al coinvolgimento di realtà differenti, anche aziende che oggi non sono nella filiera ma potrebbero entrarci. Penso a chimica, meccanica, elettronica. Vogliamo capire cosa cercano i capi filiera e preparare l’ecosistema piemontese a rispondere a queste sfide.

Una parola finale, che racchiuda il senso di questo percorso?

Senza dubbio: ispirare. Voglio che il nostro gruppo sia alimentato da storie e idee capaci di accendere il desiderio di fare. Fare impresa, fare innovazione, fare sostenibilità. Vorrei che ogni giovane imprenditore, startupper o manager che entra in contatto con noi sentisse questo fuoco e decidesse di alimentarlo. Questo è il vero obiettivo.

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