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Tra DNSH, CAM, gestione dei rifiuti e innovazione progettuale, l’esperienza di tre interventi in Valle d’Aosta

di Alberto Bethaz, Fondatore e presidente di InGeoLab; Piccola Industria Confindustria Valle d’Aosta; Giovani Imprenditori Confindustria Valle d’Aosta

Nel dibattito contemporaneo sulla sostenibilità, il settore delle costruzioni rappresenta uno dei terreni più sfidanti e promettenti per una trasformazione concreta, ma allo stesso tempo è uno dei percorsi più difficili. Ridurre l’impatto ambientale dell’edilizia non è più soltanto un obiettivo etico o “alla moda”, ma una necessità operativa che coinvolge progettisti, imprese e amministrazioni.

In questo contesto si inserisce l’attività della mia società di ingegneria, che da anni lavora per integrare innovazione tecnica, responsabilità ambientale e visione territoriale, con particolare attenzione al contesto alpino delle nostre valli. L’esperienza maturata ha dimostrato come la sostenibilità non possa essere affrontata come un elemento accessorio, ma debba costituire la struttura portante del processo edilizio. Questo approccio si traduce in scelte progettuali consapevoli: dall’analisi del ciclo di vita dei materiali (LCA) alla riduzione dei consumi energetici, fino alla gestione dei cantieri minimizzandone gli impatti.

Proprio il tema dell’LCA rappresenta oggi una delle sfide più complesse. Se da un lato consente una valutazione scientifica e comparabile degli impatti ambientali, dall’altro richiede dati affidabili, filiere strutturate e una coerenza tra progettazione e realizzazione che è difficile da garantire, soprattutto in contesti territoriali periferici come le valli alpine. Il rischio è quello di trasformare uno strumento potente, ma complesso, in un mero esercizio teorico, difficilmente applicabile nella pratica quotidiana dei cantieri.

Due interventi che sto seguendo come progettista e direttore lavori rappresentano esempi concreti di questa filosofia. Il nuovo asilo nido di Saint Vincent e il progetto di Arvier – Agile Agorà, che prevede la demolizione dell’ex scuola materna/elementare e la creazione di un centro multifunzionale. Sono opere profondamente diverse tra loro, ma accomunate da una visione progettuale orientata alla sostenibilità integrata. Nel caso dell’asilo nido di Saint Vincent il tema centrale è stata la creazione di uno spazio educativo che fosse efficiente dal punto di vista energetico, ma anche sano, sicuro e stimolante per i bambini. L’uso di materiali a basso impatto ambientale, la qualità dell’aria interna, l’illuminazione naturale e l’inserimento armonico nel contesto urbano sono stati gli elementi chiave in fase progettuale. Tuttavia, anche in un progetto di demolizione e ricostruzione emergono criticità legate alla reale disponibilità di materiali con dichiarazioni ambientali affidabili e alla loro reperibilità in un contesto montano, dove la logistica incide in modo significativo sul bilancio ambientale complessivo, oltre che su quello economico. Ad Arvier la sfida è partita, ancora, dalla demolizione. Un’operazione spesso sottovalutata, ma che rappresenta uno dei momenti più critici in termini di impatto ambientale e sociale.

Qui emerge il tema del ciclo dei rifiuti, particolarmente delicato in Valle d’Aosta. Le discariche sono poche, in molti casi prossime alla saturazione, e questo comporta la necessità di conferire i materiali anche fuori regione. Questa situazione genera un paradosso. Mentre le normative e le linee guida spingono verso il recupero e il riutilizzo dei materiali da demolizione, nella pratica ci si scontra con costi elevati e difficoltà tecniche. Il prezzo di smaltimento risulta più alto rispetto ad altre aree d’Italia, incidendo in modo rilevante sui quadri economici delle opere. Il riutilizzo dei materiali è spesso ostacolato dai costi di caratterizzazione, separazione e trattamento, che rendono poco competitivo il recupero rispetto al conferimento. In questo contesto la sostenibilità rischia di diventare un obiettivo difficile da perseguire. La gestione dei rifiuti da costruzione e demolizione richiede infatti una visione di sistema, che vada oltre il singolo cantiere e coinvolga l’intera filiera, dalla normativa agli impianti di trattamento, fino al mercato dei materiali riciclati.

Questi progetti si inseriscono inoltre in un quadro normativo sempre più articolato e stringente. Il principio DNSH (Do No Significant Harm) rappresenta oggi un riferimento imprescindibile per tutti gli interventi finanziati con fondi pubblici, imponendo una valutazione puntuale degli impatti ambientali lungo tutto il ciclo di vita dell’opera. Tuttavia, l’applicazione concreta di questo principio, in territori come la Valle d’Aosta, evidenzia alcune contraddizioni tra obiettivi teorici e condizioni operative reali.

Accanto al DNSH, un altro tema cruciale è rappresentato dai Criteri Ambientali Minimi (CAM), che nel 2025 hanno visto un aggiornamento significativo. Anche in questo caso emergono criticità legate alle peculiarità locali: disponibilità limitata di fornitori certificati, difficoltà logistiche e un mercato di dimensioni ridotte. Il rischio è quello di un aumento dei costi e dei tempi, senza un corrispondente beneficio ambientale reale, se non accompagnato da politiche di supporto e sviluppo della filiera.

In questo scenario complesso l’esperienza pregressa diventa un elemento fondamentale. Un esempio significativo è rappresentato da un progetto realizzato tra il 2015 e il 2016, la sopraelevazione del campo sportivo di Gignod. Si tratta di un intervento che, già all’epoca, anche senza DNSH né CAM, anticipava molti dei temi oggi al centro del dibattito sulla sostenibilità: utilizzo di tecnologie costruttive leggere, attenzione all’efficienza energetica, riduzione dell’impatto sul suolo. Un progetto che dimostra come l’innovazione sostenibile non sia una moda recente, ma un percorso costruito nel tempo attraverso scelte coerenti.

Guardando al futuro appare evidente come la sostenibilità nel settore edilizio non possa più essere affrontata in modo settoriale. Serve un approccio sistemico, che metta in relazione progettazione, normativa, filiera dei materiali e gestione del territorio. La sfida è duplice: da un lato rispondere a requisiti normativi sempre più articolati, dall’altro mantenere un forte radicamento nel territorio, valorizzandone le risorse, rispettandone i limiti e preservandone il tessuto economico. In una regione come la Valle d’Aosta, caratterizzata da un equilibrio delicato tra ambiente naturale e intervento umano, questo approccio assume un valore ancora più strategico.

La sostenibilità, dunque, non è un obiettivo statico, ma un processo in continua evoluzione. Richiede aggiornamento, capacità di adattamento e, soprattutto, una visione di lungo periodo. I progetti di Saint Vincent e Arvier, insieme all’esperienza maturata a Gignod, sono alcuni esempi delle tappe di un percorso che guarda avanti, con la consapevolezza che costruire oggi significa, inevitabilmente, assumersi una responsabilità verso il domani.

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