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di Elisa Cabiale, Redazione

Il legame tra sport e tutela ambientale rappresenta un terreno complesso, caratterizzato da luci e ombre. Da un lato, molte discipline possiedono un’anima intrinsecamente “green”. Attività come il ciclismo, il podismo o il nuoto in acque libere promuovono la mobilità dolce e una connessione profonda e rispettosa con l’ambiente naturale. Dall’altro lato, però, i grandi eventi sportivi rappresentano un’importante sfida per la sostenibilità reale, ad esempio in termini di impatto dei trasporti, costruzione di nuove infrastrutture e gestione massiva dei rifiuti. I Giochi Olimpici e Paralimpici Invernali di Milano Cortina 2026 si inseriscono proprio in questo panorama, cercando di coniugare l’industria sportiva con rigorosi standard di gestione.

Per rispondere a tali criticità, Fondazione Milano Cortina 2026 – in qualità di Comitato Organizzatore dei Giochi – ha adottato lo standard internazionale UNI EN ISO 20121 per la gestione sostenibile degli eventi.

La nostra redazione ha analizzato i documenti sulla strategia di sostenibilità legati all’evento, e in particolare il secondo “Rapporto di Sostenibilità, Impatto e Legacy di Fondazione Milano Cortina 2026”, pubblicato a settembre 2025 e riferito ai dati del 2024 e del primo semestre 2025, a cui seguirà la pubblicazione, nei prossimi mesi, di un rapporto completo “post-Giochi”. Per avere una visione d’insieme quanto più possibile esaustiva, poi, a questo documento si aggiungono l’“Aggiornamento del Rapporto di Sostenibilità, Impatto e Legacy – fase di pianificazione” di luglio 2024 e la “Strategia di Sostenibilità, Impatto e Legacy di Fondazione Milano Cortina 2026”.

Rapporto e Strategia di Sostenibilità, Impatto e Legacy

L’obiettivo della Strategia non è solo di mitigare gli impatti negativi dell’evento, ma di amplificare quelli positivi nell’ambito di cinque macro-temi:

  • Cambiamenti climatici ed ecosistemi naturali
  • Economia circolare
  • Diritti umani, parità di genere, inclusione e accessibilità
  • Sport e benessere
  • Sviluppo economico locale sostenibile

Dalla visione strategica si è poi passati ad un piano di attuazione concreto, abbinando a ogni tematica specifici target e azioni corrispondenti, associando a ciascuna indicatori di performance definiti.

Nel corso degli scorsi anni, la gestione dell’impatto ambientale si è evoluta da una fase di stima iniziale a una di monitoraggio operativo. Il documento di settembre 2025 fornisce una stima delle emissioni complessive dei Giochi pari a 1.005.000 tCO2eq, ripartite in attività di pianificazione/realizzazione (30%), costruzione di infrastrutture permanenti (29%) e attività correlate come spostamenti degli spettatori (41%).

Sul fronte dell’impiego di risorse, il consumo idrico per l’innevamento tecnico è stato stimato in circa 948.000 m³. In termini di attenzione all’economia circolare, ad aprile 2025 sono state presentate le torce “Essential”, composte da leghe riciclate e riutilizzabili fino a 10 volte, mentre viene ribadito l’impegno a riutilizzare 20.000 elementi di arredo provenienti dai Giochi Olimpici di Parigi 2024.

La strategia di acquisto include criteri ESG (Ambientali, Sociali e di Governance) e appositi programmi per le imprese sociali. I criteri di sostenibilità sono stati inclusi in più del 29% del valore degli acquisti (circa 42 milioni di euro nel 2024).

Le posizioni più critiche

Nonostante questi dati e le dichiarazioni incoraggianti della Fondazione, nel corso di questi mesi non sono mancate le critiche.

La CIPRA (Commissione Internazionale per la Protezione delle Alpi) accusa il Comitato Olimpico Internazionale di poca trasparenza e responsabilità. In aggiunta a ciò, denuncia la crescente pressione sugli habitat naturali dovuta alla costruzione di piste da sci, impianti di risalita, stadi, parcheggi e altre infrastrutture.

Lo studio “Olympics Torched”, realizzato dal New Weather Institute di Stoccolma in collaborazione con Scientists for Global Responsibility e Champions for Earth, ha analizzato l’impatto climatico dei Giochi, evidenziando come le emissioni generate dall’evento – aggravate dalle sponsorizzazioni di aziende petrolifere, automobilistiche e compagnie aeree – porteranno a una perdita di oltre 34 milioni di tonnellate di ghiaccio e circa 5,5 chilometri quadrati di manto nevoso.

Un altro punto di discussione riguarda la trasparenza e la natura delle opere. Il terzo report di monitoraggio della rete Open Olympics 2026 ha criticato i dati aggiornati al 31 ottobre disponibili sul portale “Open Milano Cortina 2026”, la piattaforma che permette il monitoraggio del Piano sugli Investimenti. Ancora oggi dal portale (aggiornato al 22 gennaio 2026) risultano 98 opere. Di queste, solo 31 sono classificate come dedicate agli Eventi Olimpici, mentre 67 rientrano nella categoria “legacy”.  Secondi i dati, al 22 gennaio solo 40 interventi risultano conclusi, mentre 29 sono ancora indicati come “in esecuzione”, 27 come “in progettazione” e 2 “in gara”. Tre sono le mancanze su cui la rete Open Olympics 2026 è più critica: l’assenza di dati riferiti all’impronta di CO₂ per singola opera, di quelli sulle fonti finanziarie (chi sta pagando l’aumento dei costi) e di quelli sui valori economici dei subappalti.

L’inchiesta “Dietro la cortina olimpica” di Michele Filippucci, condotta a Cortina d’Ampezzo e pubblicata nell’estate del 2025, ha inoltre posto l’accento sull’aumento della spesa pubblica rispetto a quanto stimato inizialmente. Simbolo delle polemiche risulta la pista da bob, costata 118 milioni e realizzata in tempi record.

I PFAS alle Olimpiadi di Milano Cortina

Qualche novità l’abbiamo anche sul fronte PFAS, con la squalifica di ben tre atleti. I cosiddetti “forever chemicals” sono stati trovati nella sciolina applicata sugli sci delle fondiste sudcoreane Han Da-som e Lee Eui-jin e sulla tavola da snowboard del giapponese Masaki Shiba. L’uso di cere contenenti PFAS è stato vietato dalla Federazione Internazionale di Sci e Snowboard (FIS) già a partire dalla stagione invernale 2023 – 2024, proprio con il fine di tutelare la salute delle persone e dell’ambiente. Le sostanze per- e poli-fluoroalchiliche, infatti, sono in grado di ridurre l’attrito e permettono agli sci di scivolare meglio sulla neve: un vantaggio tecnico che a livello ambientale ha un prezzo significativo.

Il sentiment degli italiani

Infine, il sentiment degli italiani è stato monitorato nei mesi antecedenti ai Giochi da Ipsos con l’Osservatorio “Top Olimpia”. Dalla quarta edizione è emerso come il 36% degli intervistati richiedesse maggiore attenzione, rispetto alle edizioni precedenti, sul fronte sostenibilitàda parte di organizzatori e territori coinvolti. Tra gli aspetti ritenuti più critici risultavano la gestione delle strutture post-Giochi (29%), l’uso di materie plastiche e non naturali (24%), carenze nella raccolta differenziata (24%), la costruzione degli impianti (24%), il consumo energetico (24%), lo spostamento del pubblico e il sovraffollamento (23%), l’innevamento artificiale e il raffreddamento dei palazzetti (23%). A fine gennaio, l’Osservatorio ha registrato un 43% di italiani che prevedono che le Olimpiadi saranno un successo, mentre solo il 6% teme un insuccesso e il 3% un possibile disastro.

Conclusioni

In definitiva, il percorso verso Milano Cortina 2026 si delinea come un complesso esercizio di equilibrio tra l’aspirazione a standard internazionali d’eccellenza e le zone d’ombra evidenziate da osservatori indipendenti. Se da un lato le iniziative di economia circolare indicano una rotta precisa, dall’altro le critiche sulla trasparenza dei dati e i recenti casi di squalifiche per l’utilizzo di PFAS confermano quanto la battaglia per la sostenibilità sia ancora importante e necessaria. Gli occhi sono ora puntati sulle Paralimpiadi, che si terranno tra il 6 e il 15 marzo:. Sarà questo il banco di prova per verificare la tenuta dei protocolli ambientali e la capacità dell’organizzazione di tradurre in atti concreti i pilastri di inclusione e accessibilità previsti dalla strategia.

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